E' complicato affrontare una dipendenza da nicotina. La prima ragione è scientifica: si tratta di una sostanza che produce sintomi da astinenza. A questo si aggiungono le ragioni del tutto personali che spingono le persone, in un certo momento, ad accendersi una sigaretta: c'è chi fuma quando si sente stressato, chi per semplice abitudine (sigaretta dopo pranzo, sigaretta durante la pausa al lavoro, sigaretta insieme al caffè…), chi per ingannare la noia in attesa di autobus, metro o amici e così via.
In tanti vorrebbero smettere di fumare e vorrebbero sbarazzarsi di sigarette e tabacco, ma non è semplice e i metodi in commercio - dai chewing gum agli integratori, fino alla sigaretta elettronica - spesso danno scarsissimi risultati.
C’è anche chi, in percentuale crescente, ha trovato un valido aiuto nella cannabis light in sostituzione della sigaretta tradizionale.
In effetti, anche alcuni studi confermano che l’assunzione di prodotti a base di CBD potrebbe essere un rimedio per ridurre la dipendenza dal tabacco.
Lungi da noi invitare a sostituire una dipendenza con un’altra! Una "dipendenza" è sempre qualcosa di negativo, vale per qualsiasi sostanza, prodotto o azione, dal cibo spazzatura al gioco d'azzardo, fino allo shopping compulsivo.
Fumo di tabacco: in Italia oltre 93 mila morti all’anno
Il fumo di tabacco uccide, lo dice l’Oms invitando tutti i giovani ad unirsi per diventare una generazione senza tabacco. Anche senza consultare i dati annuali sui decessi sappiamo tutti che fumare fa male, mentre ci avvertono da anni campagne di sensibilizzazione e medici, molti di noi hanno registrato a decessi tra familiari e amici.
Un quarto delle morti per cancro nel mondo sono attribuibili all’uso di tabacco, che insieme alla nicotina fa crescere il rischio di contrarre patologie dell’apparato cardiocircolatorio e respiratorio.
Non solo. Chi non fuma è come se fumasse… oltre 1 mln di persone muoiono a causa del fumo passivo.
In Italia si registrano oltre 93 mila morti all’anno a causa del fumo e oltre il 25% di queste morti sono sostanzialmente premature, visto che si tratta di persone relativamente giovani dai 35 ai 65 anni di età (dati Istat).
La stessa Oms invita tutti i giovani ad unirsi per diventare una generazione senza tabacco.
Covid-19, lockdown e uso di tabacco
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha confermato che durante il lockdown sono diminuiti i fumatori di sigarette tradizionali. In aumento, invece, gli utilizzatori di tabacco riscaldato e sigaretta elettronica. Molte persone si sono avvicinate a queste alternative proprio in questo periodo particolare, in cui peraltro i mezzi di comunicazione, riprendendo le parole dei medici, sottolineavano spesso il legame tra fumo e aggravarsi dei sintomi del Coronavirus.
Purtroppo però, durante il lockdown la prevalenza dei fumatori è passata dal 23,3% al 21,9% (circa 630 mila fumatori in meno) ma tra i fumatori di sigarette tradizionali, chi non è riuscito a smettere ha aumentato il numero di sigarette fumate.
Ma chi ha smesso di fumare? Sono circa 206 mila giovani tra 18-34 anni, 270 mila tra 35 e 54 anni e circa 150 mila tra 55 e 74 anni. C’è anche una fetta di popolazione (il 3,5%) che ha diminuito la quantità di prodotti del tabacco consumata.
Non crediamo sia un caso che, proprio durante questo periodo particolare, Green’s App abbia riscontrato una crescita di interesse.
Il CBD aiuta chi vuole smettere di fumare tabacco?
A porsi questa domanda è stato un team di ricercatori guidati da Chandni Hindocha della Clinical Psychopharmacology Unit alla University College London.
I risultati hanno mostrato che già dopo una sola dose di trattamento a base di CBD i fumatori ormai dipendenti da nicotina erano già diventati meno desiderosi di fumare in relazione agli “stimoli visivi” che solitamente fanno venire voglia di sigaretta (vedere un’altra persona che ne accende una, ad esempio).
Sono stati coinvolti 30 fumatori dipendenti e portati in laboratorio per alcuni test, sia dopo aver fumato con il loro ritmo quotidiano che dopo un’astinenza di 12 ore. In diversi momenti, sono state date loro pillole contenenti CBD o sostanze placebo. Chi aveva assunto CBD mostrava di non essere attirato da quegli stimoli e di non prestarvi attenzione. Il CBD aveva evitato che si innescasse nel cervello la voglia di fumare provocata da uno stimolo esterno. Addirittura quella voglia era scesa ad un livello del tutto simile a quello di quando un fumatore ha appena fumato e quindi è già sazio di nicotina e ha già soddisfato il suo bisogno.
I ricercatori hanno raccomandato di non iniziare terapie di disintossicazione fai-da-te. I risultati dell’assunzione di CBD su persone dipendenti da tabacco sono comunque reali.
Nei Paesi dove è consentito commercializzare cannabis light ad uso umano, è altrettanto risaputo che in molti, proprio per smettere di fumare sigarette tradizionali, si avvicinano a prodotti a base di CBD e sostituiscono almeno in parte con la cannabis light il tabacco, scegliendo un prodotto legale e naturale, che di fatto offre la stessa soddisfazione e non rompe le abitudini da cui si è dipendenti.
Un discorso aggiuntivo, che al momento non affrontiamo, è quello sulla “vaporizzazione” che va ad eliminare anche i danni arrecati dal fumare in sé, cioè dalla combustione.
Infine, da parte nostra ci schieriamo contro ogni forma di dipendenza, pur sottolineando l’importanza di una corretta informazione sui benefici dei prodotti che distribuiamo.
Fonti
University College London | Ministero della Salute